sabato 12 dicembre 2009

Luminarie natalizie


A volte, alla radio, si sente parlare di "comuni virtuosi", perchè si sono distinti per iniziative degne di nota e di attenzione.
Ad esempio un comune italiano ha fatto una sostenuta campagna affinchè le famiglie usino i pannolini lavabili: il sindaco ha interpellato una seria ditta austriaca, ha valutato bene i pro e i contro ed infine ha conivolto i suoi cittadini.
In quel comune, la famiglia che usa i pannolini lavabili spende 250 € per tutto l'arco di vita del bambino durante il quale necessita del pannolino, a fronte dei 1500 € necessari per quelli usa e getta. La massa di spazzatura risparmiata è ingentissima, mentre il sapone usato in lavatrice, se bio, ha impatto ambientale zero. Naturalmente quei pannolini sono simili a quelli monouso, non sono certo ciripà, punte e archeologie varie...
Un'iniziativa virtuosa, non c'è che dire.
In altri paesi, invece, la virtù non trova posto neanche per cose minime.
A Vallebona, l'associazione Pro Loco ha acquistato nuove luminarie natalizie ed ha giustamente optato per quelle al led, per favorire il risparmio energetico: quest'anno imperversano in ogni dove e quindi è stata riconosciuta la loro validità.
Il Comune ha acconsentito alla posa nella piazza antistante il centro storico, MA ha stabilito che quel colore non è adatto al centro storico, non fa pendant.
Quelle luminarie hanno un colore blu-ghiaccio, sicuramente un pò freddo, ma se accompagnate da un'informativa del tipo: "L'uso di queste luminarie è stato voluto in quanto permettono un cospicuo risparmio energetico" decadrebbe quella necessità estetica a cui dà spesso troppa importanza.
Visto che questo paese ha già avuto fin troppo nella forma, sarebbe ora di pensare un pò seriamente alla sostanza, anche attraverso le piccole cose.

lunedì 23 novembre 2009

Tempo di olive

Olive varietà Taggiasca

Vallebona, come la maggior parte dei paesi dell'entroterra imperiese, coltivava quasi ed esclusivamente l'ulivo fino all'avvento della floricoltura, ovvero fin verso la metà del secolo scorso. Molti uliveti hanno ceduto il posto ai fiori, ma buona parte degli agricoltori conservano la sana abitudine di produrre ogni anno almeno l'olio cosiddetto "della provvista".
L'amministrazione comunale ha impiantato alberi di ulivo sulle pubbliche piazze, un pò per simboleggiare l'antica cultura, un pò per la bellezza intrinseca dell'albero stesso.
Ci sono sostanzialmente due critiche che si possono muovere a tale iniziativa: la prima è che impiantare un ulivo in Piazza Marconi significa impedire in qualsiasi modo la possibiltà di giocare al Pallone elastico, tradizione ben radicata nel paese e non scevra di momenti di "ritorno"; la seconda osservazione muove nel senso che non basta un simbolo "formale", ma sarebbe molto più esemplare se chi ha optato per questa decisione coltivasse o facesse coltivare un piccolo appezzamento di ulivi.
Il territorio ne sarebbe grato, visto che la maggior parte degli uliveti versano in queste condizioni di abbandono:

(fare clic ed ingrandire)

Il diaframma tra il potere e la vita dei cittadini, le urgenze del territorio, il contatto con la realtà è una forbice che si allarga aumentando sempre più la distanza tra l'uno e gli altri.

lunedì 9 novembre 2009

Le idee

Sute e ouge (sotto le logge)

Nonostante l'invito a proporre delle idee, rivolto soprattutto alla gente del posto, mi ritrovo ad essere "sola" nell'intento di inventare qualcosa che dia una spinta a questo paese-museo.
In un primo tempo ne elaborai una abbastanza insolita, in seguito un'altra più aderente alla locale realtà. Tuttavia ritengo che sia giunto il momemto di esprimerle.
Avevo premesso che in questo paese sono stati investiti molti soldi pubblici per "abbellirlo", ma non vi è stata nessuna iniziativa che abbia dato un impulso economico, anzi, i pochi esercizi esistenti hanno chiuso i battenti o ridotto notevolmente la loro attività.
Ci sono due tipi di locali vuoti, a Vallebona: le aule della ex scuola elementare e le ex stalle o cantine o magazzeni per la lavorazione dei fiori. La mia idea era quella di istituire una scuola di "lavorazione artigianale dell'oro", proponendo ad almeno un insegnante di trasferirsi temporaneamente in loco ed esercitare la sua professione direttamente sul territorio.
L'immobiliare e il mobiliare sono in crisi, l'oro è un bene rifugio. Ci sono parecchi ragazzi che nutrono perplessità sul loro futuro e innumerevoli locali in attesa di un destinazione.
Creando un'attività da sviluppare sul posto, ne può conseguire la nascita di altre di natura diversa, che permetterebbero un pullulare di iniziative. Pubblicizzarne l'esistenza, al giorno d'oggi, con gli strumenti che ci sono e per un paese a posizionato a metà strada tra Sanremo e la Francia e a tre chilometri dalla costa, non dovrebbe essere un grosso problema.
E questa era la prima idea.
La seconda è fondare una scuola "seria" per insegnare a fare i muri a secco.
Ho messo in evidenza "seria" perchè, al di là della tecnica che giustamente sta alla base di questa operazione, esiste una necessaria cultura riguardante la conoscenza e la provenienza della pietra, gli stili di lavorazione e una scelta ben precisa di questi ultimi onde evitare lo scandalo che negli ultimi decenni ha visto la luce attraverso lavorazioni e tipi di pietre usate in balìa della più incontrollata fantasia di ognuno, senza canoni prestabiliti a cui attenersi, onde evitare oscene miscellanee...
Tutto nasce dalle idee, per quanto, in prima battuta, possano sembrare astruse. L'attenzione e la formazione di gruppi di persone vocati alla stessa causa può portare lontano, anche se i percorsi possono rivelarsi difficili e incerti.
Volere è potere e le generazioni future non possono prescindere dai sacrifici di quelle che le hanno precedute.
Riflettiamoci.

P.S.: I contatti che ho preso nel frattempo con Scuole di arte orafa hanno dato risposte positive all'iniziativa.


mercoledì 7 ottobre 2009

Eppur si muove...

u carugiu du furnu
vico forno

Questo è il terzo post che, velatamente o apertamente, vuole essere una sollecitazione rivolta soprattutto agli abitanti di Vallebona affinchè provino a pensare quali alternative economiche può offrire questo paese vista la precarietà cui sta andando incontro la floricoltura.
Invece di adottare un sistema di bla bla bla, mi sono ripromessa di esporre determinati possibili progetti a persone mirate, ovvero coloro che possano avere le giusta predisposizione, siano costruttivi e collaborino, a loro volta, per individuare altre persone e altre possibili attività per raggiungere lo scopo.
Piccolissimi passi, ma ... "eppur si muove."

sabato 3 ottobre 2009

La febbre dell'oro

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.......................e dopo i puntini di sospensione è necessario scrivere la storia.
A voi l'onore e l'onere.

domenica 27 settembre 2009

Economia locale: che fare?

Coltivazione di ginestra e, in alto, pergolato di ruscus

Da oltre cinquant'anni l'economia prevalente di Vallebona è quella floricola.
Si sono alternate coltivazioni di diverse tipologie di fronde, sia verdi che fiorite, ed ai giorni nostri dominano la scena la ginestra e il ruscus.
Di anno in anno si assiste ad un lento e progressivo declino che crea un'incertezza sulle sorti locali abbastanza fastidiosa ed inquietante.
Vivere il presente è la regola, ma pensare al futuro è inevitabile. Nell'ipotesi in cui questo settore non garantisse più la sopravvivenza, molte persone, molte famiglie sono costrette a chiedersi "che fare?"
Propongo, con questo post, una riflessione: sono più di vent'anni che l'amministrazione locale investe nel centro storico, da cui dovrebbe conseguirne un indotto sulle economie, ma ahimé, al di là delle vendite delle case o della locazione, nessuna economia ha decollato... anzi, si sono ulteriormente ridotti i commerci che in passato hanno avuto momenti di tranquilla gestione.
E allora, secondo me, è giunto il momento di unire le forze per "inventarsi" qualcosa, il momento di provare a riflettere se può essere possibile introdurre in questa comunità un'idea sulla quale lavorare e trovare un rilancio e uno sviluppo, che possa creare lavoro, vita commerciale anche in piccoli punti del centro storico e da questa peculiarità dilatare altre realtà, altre economie.
Si potrebbe partire anche fondando una "scuola" di artigianati o mestieri, anche se ciò non fa parte della locale tradizione. Si potrebbe dare una svolta all'agricoltura abbandonando la campagna, lasciandola riposare per qualche decennio affinchè si disintossichi da tutto lo sfruttamento e l'inquinamento di cui è stata vittima finora, si possono tante cose, basta saperci pensare su a dovere e insieme.
Io un'idea ce l'avrei, ma prima vorrei conoscere altre opinioni, poi mi esprimerò.

domenica 20 settembre 2009

Il dirimpettaio

Sasso di Bordighera

La vallata in cui è situata Vallebona è quello del Rio Borghetto o Rio Batallo. Poco profonda rispetto alle altre tre vallate che la precedono a ovest, conta 4 paesi: Sasso e Borghetto San Nicolò, entrambi frazioni di Bordighera, Seborga e Vallebona.
In quanto a panorama, però, si visualizza soltanto Sasso, piccolo borgo arroccato in un grappolo di case, alla cui destra svettano due meravigliose palme "gemelle" che sanno resistere nel tempo ad ogni sorta di intemperia.
Un dirimpettaio tacito e raccolto, che fa sentire la sua voce soltanto una sera all'anno, nel cuore dell'estate, quando vi si svolge la "Berlecata", la festa nei "carugi" con degustazioni varie, tanta musica, fiumi di vino e allegria.
Quando i Valebunenchi vi si recano, godono di un panorama molto ampio di se stessi: è inevitabile una tappa per osservare tutto ciò che si presenta ai loro occhi, perchè beneficiano di un'ampia visuale del luogo in cui vivono, bellezze ed orrori annessi e connessi...

sabato 19 settembre 2009

Paesi di transito e paesi d'arrivo

U véciu campanìn (il vecchio campanile)
foto: Mauro Ferrari

La Liguria è formata da vallate perpendicolari al mare.
Nell'estremo ponente, dal confine con la Francia e procedendo verso est, ci sono 4 vallate più o meno profonde, che fanno parte del comprensorio intemelio, denominato Comunità Montana Intemelia.
Scorrendo ogni vallata si incontrano numerosi paesi medioevali, molto caratteristici e con la particolarità di essere tutti molto diversi tra di loro, a seconda che siano stati costruiti a fondo valle, a mezza costa oppure sul culmine di un colle.
I più "vivi" sono quelli che devono essere attraversati per raggiungerne altri, ovvero i "paesi di transito", come Camporosso, Dolceacqua, Isolabona, Pigna, Vallecrosia Alta, San Biagio della Cima, Soldano, Borghetto san Nicolò, Sasso e, un tempo, Airole, prima che fosse costruito il nuovo tratto di strada.
Altri paesi, invece, si trovano su varie diramazioni, oppure laddove la vallata ufficialmente termina, salvo proseguire su strade secondarie che si addentrano nei boschi, pur congiungendosi con altre località: è il caso di Olivetta S. Michele, Fanghetto, Rocchetta Nervina, Apricale, Castelvittorio, Buggio, Perinaldo, Vallebona e Seborga.
Questi ultimi sono "paesi d'arrivo", ovvero luoghi in cui si va per qualche motivo e non sono quindi praticati nelle percorrenze come gli altri.
Vallebona è tra questi e la sua posizione un pò decentrata ha comportato nel tempo una scarsa affluenza da parte di coloro che abitano nelle altre vallate. Costoro, il più delle volte, quando vi si recano, rimangono sempre stupiti nel vederlo, perchè lo conoscono meno e ne apprezzano le qualità.
Invece i "Valebunenchi" si sono sempre mossi volentieri per diverse ragioni: il pallone elastico, la caccia, la pesca nei fiumi, l'acqua di sorgente, la ricerca dei funghi e delle castagne, le feste campestri, le scampagnate, vista la sua posizione più a sud e quindi meno dotata di boschi.
Vallebona è uno dei borghi più antichi e tipici della Liguria, benchè la modernità abbia notevolmente stravolto la sua originaria identità.

venerdì 18 settembre 2009

Guglielmi, Rossi e Viale

Generalmente sui blog è opportuno scrivere in modo sintetico: post incisivi, ma non troppo lunghi...
E così sia, ma non è facile, a volte, essere brevi, soprattutto quando si toccano "corde" storiche, anche se il più delle volte io mi esprimo per ciò che ho sempre "sentito dire" più che su documentazioni storiche vere e proprie.
Guglielmi, Rossi e Viale sono i tre cognomi "base" del nostro little village: le tre famiglie che lo fondarono. E' impressionante quanti Guglielmi ci siano ancora al giorno d'oggi e pare che i capostipite fossero due fratelli provenienti dalla Toscana. I Rossi sono ancora discretamente presenti, ma i Viale, ahimé, sono decisamente in via di estinzione.
Questa sorte di chiudere una genìa, accidenti, tocca proprio alla sottoscritta: sono il/la "Viale del tramonto", essendo la più giovane delle tre che ancora risiedono nel paese. Un pò me ne duole, perchè effettivamente viene meno un pezzo di indigena storia, anche se, nella vicina Francia, c'è ancora un discendente maschio appartenete alla mia famiglia.
Altri cognomi da citare, che sono presenti in più ceppi familiari, sono: Anfosso, Biancheri, Ferrari, Lanteri, Fiore, Pallanca, Peirano, Taggiasco, ed infine completano il quadro una numerosa serie di cognomi diversificati, dato che anche noi facciamo parte della globalizzazione...
Non mi si fraintenda sul voler difendere razze e genìe; a mia discolpa citerò un antico proverbio che qui ha sempre circolato:
Russi, Viali e Gai nu ve ne fiai!
(dove Gai sta per Guglielmi) ovvero:
Rossi Viale e Guglielmi non fidatevene!
come dire che in questo paese non ci si deve fidare di nessuno...
Correggetemi se sbaglio, lo scopo è lasciare memoria, purchè sia giusta però.

giovedì 17 settembre 2009

Vecchiaia

Veci inu Ciassà - Vecchi in piazza Rossi Nicola
(foto Ermes Guglielmi)

Nei paesi i vecchi trascorrevano la vecchiaia seduti sui gradini delle piazze.
Queste foto risalgono agli anni Ottanta e i vecchi raffigurati erano nati tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900.
Nella foto in alto, il primo a sinistra è Pierino Peirano, Pierìn, ed era "fantino", il secondo è Giacinto Biancheri, Giassì de Cutì, all'epoca vedovo, il terzo Federico Guglielmi, Federì di ferracciùi, mio pro-zio, sposato e senza prole, il quarto, discostato sulla destra, è Ferdinando Guglielmi, Ferdinà, che ricoprì ruoli di rilievo all'epoca del Fascismo: casualmente il manifesto affisso sopra di lui è del M.S.I....
Le affissioni ricordano la campagna elettorale del 1981 per le amministrative.
Nella foto in basso, di fronte a loro, sul banchétu (gradino) dall'altro lato della piazza, si vedono invece Leone Guglielmi, Leò, fantino e Eugenio Rossi, Gé Noce, vedovo.
Leò ha un filone di pane nel sacchetto che gli sbuca dalla tasca e si è appisolato con le mani sul bastone: quell'immagine ci ha sempre fatto pensare ai barboni con la bottiglietta di whisky in tasca, ma nei paesi il barbonismo si può dire che non esista. La familiarità dovuta alla reciproca conoscenza, la libertà con cui in fondo ci si muove nei paesi, il desiderio dei giovani di cogliere nei vecchi quegli aspetti inconsueti che fanno sorridere ed esclamare "che bello" azzerano quel degrado in cui invece versano moltissimi vecchi, soprattutto al giorno d'oggi.
Non ci sono più i vecchi sui banchèti: quelli che sono in salute danno una mano ai figli, altri sono negli ospizi, altri in casa malandati. Si è persa la loro presenza sulle piazze, si è persa lo loro visibilità, si è perso il rapporto dei giovani con loro, ovvero la loro funzione.
Peccato.

mercoledì 16 settembre 2009

Il perchè

Vallebona, Piazza della Libertà
(foto Mauro Ferrari)

Lo strumento del blog è assai interessante per diversi aspetti.
Vivendo in un piccolo paese, si sa, la vita scorre senza grandi scossoni o, come dice Lucio Dalla, "poca vita e sempre quella".
Però è anche vero che nel suo scorrere gli abitanti del posto filtrano il loro modo di esserci, tra malcontenti, apatie, festività, impegni lavorativi e sociali e spesso tutto si dissolve nel nulla.
Talvolta vien da pensare: "un giorno scriverò un libro su questo o quell'argomento", ma poi ci si dimentica delle cose o ne decade la motivazione, per cui il blog può supplire a questa funzione, diventanto un taccuino sul quale annotare notizie, riflessioni o accadimenti vari.
Forse un tempo lo si sarebbe potuto chiamare "diario", oggi invece ha assunto questa denominazione, con l'ennesimo inglesismo che si intrufola nella nostra bella lingua.
E allora "U Paise" altro non vuol essere che un contenitore di cronache locali, da condividere con altre persone, visto che il web offre questa opportunità...
Lasciare una traccia di vita locale dietro di sè ha sempre avuto una rilevante importanza: questo è cio che si ripromette questa pagina, confidando nella collaborazione di più persone possibili, siano essi Valebunenchi o non.
Auguriamoci "buon viaggio".