giovedì 29 luglio 2010

Musica in Piazza


Senza tante eclatanti definizioni e promozioni, da alcuni anni, a Vallebona, si va consolidando la consuetudine di organizzare concerti di musica in piazza alla domenica sera nel mese di agosto.
Quest'anno l'apertura della rassegna è affidata agli Stolen moments, cui ho dedicato un ampio post qui.
Da musicanti a musicisti, così li avevo definiti su goodvalley, per mettere in rilievo il fatto che il loro impegno musicale è cresciuto, approdando ad una dimensione che richiede uno sforzo maggiore, sia dal punto di vista delle scelte musicali, sia per le ore di prova a cui si sono dovuti sottoporre.
Onore al merito, dunque, e auguriamoci di poter ascoltare un bel concerto!

venerdì 23 luglio 2010

Donazione della Pro Loco di Vallebona al Pronto Soccorso di Bordighera


--> -->
La rinomata Pro Loco di Vallebona, che svolge da anni attività di intrattenimento estivo con serate gastronomiche e danzanti nell'area sportivo-ricreativa Fabio Taggiasco, ha recentemente donato un Letto articolato multifunzionale e monitor multiparametrico a favore del Pronto Soccorso dello Stabilimento Ospedaliero di Bordighera.
Effettuando una donazione alla Sala Emergenza del Saint Charles, la Pro Loco ha voluto esprimere il proprio grazie a tutto il pubblico fedele che da anni partecipa alle serate e che proviene dalle zone limitrofe Vallebona. Si spera sempre di non averne bisogno, ma nella vita tutto può succedere ed avere mezzi e strumenti di soccorso adeguati è una garanzia importante.
La festa popolare riscuote successo, soprattutto quando è supportata da piatti tipici cucinati con competenza, bravura e sacrificio come sanno fare le donne della Pro Loco di Vallebona.
Ne consegue la possibilità di abbinare al più tradizionale dei divertimenti, ovvero il ballo, il conseguimento di quel margine di utile che permette di espletare in pieno la funzione per cui una Pro Loco opera, ovvero una devoluzione a fini sociali di cui tutti indistintamente potranno beneficiare.
E' nella buona riuscita dell'operato degli uni e nella partecipazione degli altri che diventa infine possibile raggiungere gli scopi.
www.bordighera.net

giovedì 22 luglio 2010

Ristorante "I Battarelli"


Mercoledì 21 luglio, alle ore 19.30, c'è stata l'inaugurazione del Ristorante "I Battarelli" in Via Arziglia 83 a Bordighera.
I valebunenchi Marco e Christian Guglielmi approdano sulla costa per intraprendere l'attività di ristorazione in un locale che offre spazi allettanti: una capiente sala interna, un piacevole ed altrettanto capiente dehors ed un fresco giardino dotato di un angolo giochi per i bambini.
Portano con sè, quale elemento distintivo, il soprannome della famiglia e lo usano per identificare il locale stesso: "I Battarelli", infatti, sono i loro ascendenti, che acquisirono tale denominazione in quanto suonarono per lungo tempo le campane, oltre che a svolgere per generazioni l'attività di falegnameria.
Nell'effige della loro insegna si può anche notare uno stemma che è quello dei "Guglielmi", cognome che da sempre domina la scena in quel di Vallebona.
Insomma, nonostante l'emigrazione a Bordighera, i fratelli "Battarelli" hanno fatto in modo che le loro origini fossero ben evidenziate pur sapendo che in questa era di globalizzazione è necessario avere la giusta apertura verso il mondo intero: ora non rimane altro da fare che ospitare ed allettare la variegata clientela che, auguriamo loro, vada numerosa a degustare le loro prelibatezze.

lunedì 19 luglio 2010

La Vecchia Distilleria


Se nel corso degli ultimi 150 anni c'è stato qualcosa che ha reso "famosa" Vallebona, è la coltivazione del Fior d'arancio amaro, a sciùra de sitrùn, da cui veniva estratta l'essenza utilizzata in profumeria, farmacia e pasticceria e l'acqua di fior d'arancio, l'aiga de sitrùn, utilizzata soprattutto per preparare e condire le bugie, dolce tipico di Vallebona e del circondario.


Sabato 17 luglio 2010 è stato inaugurato il piccolo atelier "Aiga de Luxe" di Pietro Guglielmi (1981) a Vallebona, in Piazza della Libertà, che vende prodotti derivanti dalla distillazione.
La Vecchia Distilleria di Castelan, dopo svariati decenni, ha ripreso la sua attività, che era iniziata nel lontano 1856.
Pietro discende dalla famiglia Guglielmi Bernardo fu Pietro, che produceva, commercializzava e distillava il pregiato Fior d'arancio: ancora oggi "aiga de sitrùn e Vallebona" sono un binomio indissolubile.
Un esempio di "ritorno" agli antichi mestieri, che furono abbandonati per il sopravvento dell'essenza di sintesi, tale da rendere anti-economica quella produzione.
Oggigiorno, però, il tentativo di Pietro affronta la realtà in modo diversificato, ovvero proponendo una piccola e autentica produzione ed un'esposizione e vendita finalizzata al turismo che elegge Vallebona al suo antico ruolo.
Oltre all'essenza e all'acqua di fior d'arancio, Pietro distilla rosmarino, eucaliptus, timo, lavanda e l'acqua di rose; i suoi prodotti, ottenuti con attenti processi e selezione accurata della materia prima che deriva da coltivazione biologica, garantiscono una serie di prodotti di alta qualità artigianale.
Ogni sabato e domenica è possibile visitare il suo atelier ed inbriarsi di profumi frutto della sua tenacia e della sua intraprendenza.
Per noi ex produttori quel profumo è inevitabilemnte un viaggio a ritroso nel tempo...

sabato 17 luglio 2010

La pecora nera dixit

"Scorrendo le poesie contenute nel libretto che gentilmente la signora Marisa Amalberti De Vincenti pubblica a sue spese e dona ai poeti e non solo, si nota che i contenuti delle poesie si possono raggruppare in diverse categorie.

In esse si riscontrano temi legati al territorio, al paesaggio, alla tradizione, all’intima relazione che lega gli esseri umani, alla cultura contadina e marinara ligure cardini delle nostre origini, e poi alla morte, alla storia, a temi di attualità… insomma il ventaglio è abbastanza vasto. Ed è pur vero che uno dei temi dominanti è quello della nostalgia, per cui mi sono incuriosita sul perché ed ho pensato di andare a fondo all’argomento cercando di analizzarlo, aiutandomi anche attingendo da alcune fonti.

Innanzitutto ho cercato sul vocabolario Treccani quale definizione risponde alla parola nostalgia e leggo: “ Desiderio acuto di tornare a vivere in un luogo che è stato di soggiorno abituale e che ora è lontano. In un significato più esteso, la nostalgia è uno stato d’animo melanconico, causato dal desiderio di persona lontana o non più in vita o di cosa non più posseduta, dal rimpianto di condizioni ormai passate, dall’aspirazione ad uno stato diverso da quello attuale, che si configura comunque lontano: nostalgia di amici, di affetto, della giovinezza lontana, dei tempi passati.”

E’ evidente che i termini correlati alla definizione di nostalgia sono desiderio, lontano, rimpianto, che sottendono un legame affettivo verso ciò che è oggetto di questo stato d’animo.

Nel voler quindi arrivare ad una giustificazione, se vogliamo, della nostalgia, potremmo considerarla come un rifugio, per lo più illusorio, in cui un soggetto riesce a rivivere situazioni ed emozioni che nel presente non gli sono possibili, benché ne avverta il desiderio.

La nostalgia è il sentimento per eccellenza del migrante, anche se non tutti i popoli ne sono affetti. Nello specifico, il Ligure lo è. Nonostante la sua inevitabile mobilità, dettata dalla necessità economica in epoche di difficile sopravvivenza e la sua propensione al viaggio in qualità di navigante, è risaputo che il Ligure ha sempre ambito al ritorno e ciò è confermato anche dai versi struggenti contenuti nella canzone-simbolo “Ma se ghe pensu”. E’ appurato che non è così per tutti i popoli, ma per il Ligure sì. Questa propensione alla nostalgia, quindi, potremmo assumerla come un dato geneticamente presente nel nostro carattere e quindi bisognoso di esprimersi anche e soprattutto attraverso la poesia.

Una terra definita da molti letterati “luogo dell’anima” quale è la Liguria non può essere dimenticata facilmente dai suoi nativi e diventa una realtà pregnante anche per coloro che vi sono nati da genitori provenienti da altre regioni o nazioni perché il paesaggio che li circonda è lo specchio di ciò che in realtà sono dentro.

Il Ligure si muove in questo paesaggio-anima che è in continuo mutamento e il senso di incompiuto che avverte dentro di sé riflette ciò che gli accade attorno, che tuttavia accoglie senza nessuna pretesa di ricercarne la perfezione.

Il sogno che il Ligure nutre è insito nel luogo stesso in cui vive ed egli trova la salvezza regredendo nella nostalgia, trova il modo per rimanere fuori dal proprio progetto di fronte al quale rimane indifferente.

Il Ligure è quello che parte, che deve fare, che deve almanaccare, che deve aggiustare che deve sistemare, ma è anche colui che, infine, deve tornare."


Dalla presentazione di "Vallebona ospita U Giacuré"


sabato 10 luglio 2010

Meglio un giorno da leoni...

Ape in fiore - edizione 2009

Addobbare un intero paese di fiori e punti vari di accoglienza è un grande dispiegamento di energie. La manifestazione, nata come Percorso fiorito e come Concorso di addobbo floreale, per un paio d'anni ha avuto organizzatori diversi da quelli odierni, che sono subentrati con una mossa ancora oggi poco chiara ai più, ma sia...
Il concorso, motore della manifestazione, è stato presto abbandonato e, grazie ad un incaricato pagato dal comune per curare l'immagine del paese, sono state individuate e realizzate altre idee per questa esposizione.
In effetti l'Ape si è sempre prestata benissimo al ruolo, anche se dopo tre edizioni rischia di cadere nella monotonia e nella ripetitività, come i concorsi floreali, del resto, perchè, nonostante la bellezza che essi esprimono, a lungo andare, stufano.
La pubblicità è l'anima del commercio e grazie al cielo questa manifestazione non si priva di nulla: da settimane le affissioni locali sono monopolizzate e anche sulla costa non ci sono dubbi sull'imminente vetrina delle Ape in festa a Vallebona.
Quanto costi il tutto non s'ha da sapere, ma non è difficile immaginarlo.

...che cento anni da pecore

XIII edizione di "Vallebona ospita U Giacuré"

Anche Cenerentola, ovvero "A Cria", si appresta alla sua classica serata di poesia dialettale e musica in piazza. Toni soffusi, fedeltà dei partecipanti, il Premio all'Autore, un pò di fresco e di rinfresco, un regalino a tutti i partecipanti... stando attenti al centesimo, perchè per lei di soldi non ce ne sono. I 300 euro annui di quello stesso comune che ostenta e blaga nel suo giorno da leoni, debbono essere centellinati per i cento giorni da pecore degli altri.
Un bel limite all'attività dell'Associazione, che per i legami coltivati con alcune associazioni dei dintorni, quali Gli Amici di Francesco Biamonti, e le conoscenze acquisite soprattutto nel mondo dei letterati, ce ne sarebbe di che eleggere Vallebona nell'olimpo della cultura, solo che esistesse una stanza adeguata per accogliere presentazioni di libri, incontri culturali e mostre d'arte di largo richiamo.
Ma la cultura non fa testo. Anzi, a volte è un problema se alle amministrazioni viene chiesto di apporre delle tabelle inerenti gli studi di astronomia di Gian Domenico Cassini e casualmente non fanno pendent con l'architettura del paese...
E allora è meglio spendere un bel gruzzolo per un giorno da leoni ad uso e consumo dei convenuti, per rimediare un pò di complimenti per la "raffinatezza" organizzativa e riuscire magari a vendere un appartamento a chi si "innamora" di questa Vallebona così ben vestita a festa, invece che vivere cento giorni da pecore cercando di trasmettere valori che il tempo saprebbe conservare come preziosa costruzione di un'identità riconosciuta e riconoscibile.
Specchio dei tempi.